Ahdaf Soueif: la rivoluzione nella storia moderna dell’Egitto

“On 28 January, standing at that momentous crossroads, the Nile behind us, the Arab League building to our left, the old Ministry of Foreign Affairs to our right, seeing nothing up ahead except the gas and smoke and fire that stand between us and our capital, we stand our ground and sing and chant and place our lives, with all trust and confidence, in each other’s hands.”
A.Soueif – Cairo: My city, our revolution

Il 5 febbraio 2011, dopo settimane dall’inizio della protesta popolare egiziana contro il trentennale regime del presidente Hosni Mubarak, conosciuta come Primavera araba, iniziarono le trattative tra i vari attori politici e diplomatici in gioco che porteranno l’11 febbraio alle dimissioni di Mubarak.
Il fulcro della protesta del Cairo è Mīdān Taḥrīr, la simbolica piazza Tahrir: letteralmente, Piazza della Liberazione. 

Piazza Tahrir negli anni ’40

È la piazza principale della città, simbolo non solo della rivoluzione del 2011, ma anche di quelle precedenti che hanno attraversato la storia dell’Egitto: diventò nota con questo nome dopo la rivoluzione egiziana del 1919 contro il dominio coloniale britannico e successivamente, dopo la rivoluzione del 1952 dei “Liberi Ufficiali” – che portò alla fondazione della repubblica egiziana – la piazza venne ufficialmente rinominata Mīdān Taḥrīr. 

Una piazza simbolo quindi dell’intera Storia del popolo egiziano.

E in quella piazza nel 2011, sin dall’inizio delle proteste, c’è, in prima fila, anche Ahdaf Soueif, la prima #missconosciuta di cui parliamo nel nostro podcast.
Su quelle giornate in prima linea per la difesa dei diritti del popolo egiziano, Soueif ha scritto un libro: “Cairo, my city, our revolution”

Ahdaf Soueif in Piazza Tahrir

Già nei suoi racconti e romanzi precedenti, Soueif analizza il problema della rappresentazione e delle transizioni coloniali e postcoloniali che possono identificarsi nei movimenti rivoluzionari, nell’esilio e nella migrazione. Lo fa ambientando i propri romanzi nel periodo delle grandi rivoluzioni e dei grandi sconvolgimenti politici che hanno attraversato l’Egitto: The Map of Love tra la fine dell’800 e l’inizio del ‘900, e In The eye of the sun a partire dagli anni ‘60 del ‘900. 

Ahdaf Soueif non tralascia di affrontare argomenti di grande attualità e importanza nel dibattito politico e culturale del suo paese: nella sua narrativa descrive e discute il nazionalismo egiziano, le politiche di genere, la risposta musulmana alla modernità e ai pregiudizi egemonici sulla società araba provenienti dal mondo occidentale. Tali tematiche acquistano maggiore rilevanza dopo le rivolte del 2011 che hanno attraversato i paesi nordafricani, tessendo un filo continuo con le rivoluzioni che nell’ultimo secolo uomini e donne hanno portato avanti per reclamare diritti civili e politici. 

In un articolo pubblicato su The Guardian, Soueif ha scritto: 

A revolution is a process, not an event. And, as you know, our Egyptian revolution is ongoing. And its path has not been smooth. How could it have been when the interests we are seeking to break free of are so powerful and so pervasive? But we were given 18 golden days; 18 days when we all pulled together to get rid of the head of the regime that was destroying us and our country and everything we held dear; 18 days that brought out the best in us and showed us not just what we could do, but how we could be.

Una rivoluzione è un processo, non un evento isolato. E, come sapete, la nostra rivoluzione egiziana è in atto. Il suo percorso non è stato facile. Come avrebbe potuto esserlo quando gli interessi che cerchiamo di liberare sono così potenti e penetranti? Ma ci sono stati concessi diciotto giorni d’oro; diciotto giorni in cui abbiamo collaborato per sbarazzarci del capo del regime che stava distruggendo noi, il nostro paese e tutto quello a cui più tenevamo: diciotto giorni che hanno portato fuori la parte migliore di noi e che ci hanno mostrato non solo quello che dovremmo fare, ma come dovremmo essere.

La rivoluzione di Piazza Tahrir del gennaio 2011 è stata la dimostrazione della voglia di cambiamento e progresso che la popolazione egiziana pretende dai propri governanti. Questi desideri di miglioramento continuo e di sviluppo in senso positivo della propria storia sono sempre stati caratteristici dell’evoluzione politica e sociale di uno stato nazione.

Ahdaf Soueif in Piazza Tahrir

Un po’ di storia dell’Egitto Moderno 

La stessa storia dell’Egitto moderno è testimone di tali aspirazioni; caratteristica della costituzione di questo stato è il rapporto che le élite egiziane hanno intrattenuto, nel corso dei secoli, con la realtà dei paesi occidentali, sempre caratterizzato da una forte ambiguità.

L’avvicinamento delle classi borghesi egiziane ai modelli importati dall’Occidente inizia con le campagne napoleoniche del 1798, quando il mondo egiziano entra a contatto con il progresso tecnico e militare dell’Occidente, mettendo in luce tutte le debolezze dell’esercito egiziano.

Napoleone in Egitto


L’Egitto della fine del XVIII secolo è parte dell’Impero Ottomano, già in declino, e Muhammad Alì, un giovane ufficiale albanese dell’esercito ottomano, grazie al vuoto di potere creatosi dopo il rientro di Napoleone in Europa, ha modo di conquistare il potere, rendendo di fatto l’Egitto autonomo dall’Impero.

Muhammad Alì decide di avviare il processo di modernizzazione dell’Egitto: l’apertura del mondo egiziano verso quello europeo non si limita solo all’osservazione “esterna” delle tecniche importate dagli occidentali, ma si avvia un programma di osservazione “interna”, inaugurando una serie di scambi con l’Europa.

Muhammad Alì

Il governo manda i giovani intellettuali egiziani a studiare all’estero per apprendere teorie e tecniche moderne da utilizzare poi una volta tornati in patria per dare una spinta in più al progresso verso cui l’Egitto si sta avviando. 

Anche le donne iniziano a prendere parte a questo programma di scambi, soprattutto le educatrici provenienti dall’Europa, chiamate in Nord Africa per istruire i giovani delle élite egiziane, per prepararli all’incontro con la cultura occidentale. 

Si assiste così alla progressiva occidentalizzazione dell’alta società locale, processo che subisce un’ulteriore accelerazione con l’occupazione coloniale inglese dell’Egitto a partire dal 1882, che entra così nell’orbita anche economica del sistema capitalista europeo. Anche dal punto di vista sociale si assiste a nuovi cambiamenti, soprattutto alla nascita di quella nuova classe sociale definita “media” dalla stampa, tabaqa mutawassita, quella borghesia a cui apparterrà poi la stessa famiglia di Ahdaf Soueif.

L’ambiguità del rapporto con i modelli importati dagli invasori stranieri si amplifica quando si giunge alla consapevolezza che il mondo occidentale non porta con sé soltanto elementi benefici e di cambiamento, ma anche problemi e distruzione. La destabilizzazione e la violenza delle conquiste coloniali in Nord Africa incrinano in modo pericoloso i rapporti diplomatici tra Europa ed Egitto.

Tra la fine del XIX secolo e gli inizi del XX secolo cambiano molte cose.

Si assiste a cambiamenti sociali e politici — con la nascita di movimenti nazionalisti e femministi — ma anche culturali, grazie all’intensa attività intellettuale dei pensatori arabi che danno l’avvio al movimento del rinascimento arabo, la Nahdah

“Quando si fa riferimento alla nahdah si parla di un movimento di rinascita sociale, politica e letteraria composito, che non apparve improvvisamente in un tempo stabilito. Si trattò infatti di un processo lento e graduale. […] è caratterizzata da una grande volontà di miglioramento in tutti i campi”.
Camera D’Afflitto, I., Letteratura araba contemporanea, 

È un movimento che non si limita a portare cambiamenti e innovazione solo in ambito letterario e filosofico, ma è un vero e proprio serbatoio di nuove idee anche sul piano sociale, economico e politico. Compito degli intellettuali è quello di aprire le menti, e in un periodo di tumulti, rivoluzioni e voglia di cambiamenti è naturale che essi assumano anche un ruolo pubblico e politico di rilievo. 

L’apertura mentale portata dal movimento della Nahdah permette anche alle donne di trovare il proprio spazio sociale e politico, attraverso la definizione della questione femminile nei salotti delle élite egiziane e tramite la creazione dei primi movimenti femministi egiziani, di cui parleremo nel prossimo post!

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