Aisha: la donna nelle short stories di Ahdaf Soueif

Quando si vive a metà tra due luoghi geografici e sociali, tra due culture che si scontrano e si incontrano in un’unità rappresentata da un individuo, inevitabilmente confluiscono nello stesso spazio anche lingue differenti, diversi modi di pensare, di vivere, di sentire, di confrontarsi con il mondo circostante: due culture che, nel melting pot rappresentato da chi vive in between, si intersecano, sviluppandosi e influenzandosi vicendevolmente, in modo che l’una passi attraverso l’altra.

Ahdaf Soueif, scrittrice e giornalista egiziana il cui lavoro e la cui vita sono profondamente influenzati dalla storia del suo paese, ha vissuto in prima persona l’esperienza di chi, a un crocevia culturale, diviene come un filtro che permette a più realtà di mescolarsi.

Nasce in Egitto nel 1950, figlia di uno psicologo e di una docente universitaria, ma conduce la sua esistenza a metà tra mondo arabo e mondo europeo assieme alla sua famiglia.

La prima lingua che impara a leggere da bambina è l’inglese poiché a partire dal 1957 trascorre in Inghilterra assieme ai genitori alcuni anni dell’infanzia e dell’adolescenza, periodo in cui si forma sui classici della letteratura inglese e di quella araba.

Queste esperienze forniranno il materiale da cui la scrittrice trarrà ispirazione per la sua prima raccolta di racconti, Aisha (London, 1983), finalista per il “Guardian Fiction Prize”, in cui spesso fa riferimento all’infanzia trascorsa in Egitto e in Inghilterra, ponendo un particolare accento sulle sue radici egiziane e sul tema dell’attraversamento di culture o cultures’ crossing.

Oltre a una seconda raccolta di racconti, Sandpiper (London, 1996), vincitrice del premio Cairo International Book Fair Best Collection of Short Stories, Soueif pubblica negli anni ’90 due lunghi romanzi, In the Eye of the Sun  (London, 1992), e The map of love (London, 1999), finalista del Booker Prize.

Aisha

Protagoniste della narrativa di Soueif sono sempre donne: occidentali, orientali, borghesi, povere, bambine, adulte, istruite e ignoranti, attraverso le quali l’autrice affronta tematiche come il conflitto tra mondo occidentale e mondo orientale, tra tradizione e modernità, tra vita urbana e rurale.

Donne che affermano la propria identità, dopo essersela costruita nel contesto storico, sociale e culturale in cui sono costrette a vivere, adattandosi alle circostanze contingenti.

È una donna, Aisha, quella che dà il nome alla raccolta di otto racconti che possono essere considerati altrettanti capitoli della vita della protagonista. Aisha, la prima delle eroine che Soueif propone nella sua linea narrativa, è una giovane egiziana e musulmana, il cui nome richiama quello della più giovane tra le mogli del Profeta Muhammad, la prediletta Aisha, figura leggendaria per la sua intelligenza, bellezza e per il suo coraggio. È una donna che cerca di trovare il proprio spazio, di definire la propria identità inevitabilmente influenzata dalle dinamiche coloniali scaturite dall’incontro tra mondo occidentale e mondo orientale.

Sono racconti personali e autobiografici, in cui entrano in gioco i rischi che si corrono quando si intraprende un genere di narrativa tesa a descrivere le differenze culturali sperimentate in prima persona, in casa propria, all’interno della vita che trascorre normalmente giorno dopo giorno, poi trasportate su un altro livello, più vasto, che abbraccia anche realtà che vanno al di là di quelle personali.

Il nome Aisha contiene la radice della parola araba ‘aish che vuol dire ‘vita’. L’intera raccolta infatti può essere letta come un inno alla vita, a una nuova vita che giunge dopo una serie di problematiche facilmente riconducibili a questioni di genere, in quanto tipicamente legate a esperienze di vita dell’universo femminile (il matrimonio, la vita coniugale, il parto, l’educazione dei figli).

In questi primi racconti si riflette la sensibilità femminista di Soueif, che affronta tematiche quali la tensione coniugale, la sessualità femminile, la violenza contro le donne, in ambientazioni che oscillano tra Egitto e Inghilterra. Sebbene la protagonista appartenga a una famiglia borghese in cui i valori patriarcali non occupano un ruolo dominante, l’oppressione che le donne subiscono all’interno del sistema tradizionale è ben sviluppato nella raccolta, in quanto spesso Aisha diviene una semplice osservatrice (o meglio ascoltatrice) di una cultura, quella dell’Egitto rurale e tradizionale,  alla quale nemmeno appartiene e che è rappresentata dalla sua tata, Dada Zeina.

Come le donne di cui narra le vicende, Soueif è cresciuta nel periodo successivo alla decolonizzazione, in un’epoca di rivoluzioni, cambiamenti e progresso; esperienze di vita che le hanno fornito gli strumenti per negoziare la propria identità divisa tra due sistemi culturali considerati egemonici nelle singole aree geografiche in cui operano, permettendole di capire che rigide categorizzazioni non sono utili per affermare pienamente la propria identità.

I racconti Knowing, 1964 e Returning, gettano luce su tre momenti importanti della vita dell’autrice, ripercorrendo le tappe della Aisha/Ahdaf bambina, adolescente e adulta tra cultura occidentale e realtà egiziana.

Knowing narra l’infanzia di una bambina egiziana che cresce circondata dall’amore dei genitori e della propria famiglia; in 1964 viene raccontata l’esperienza della migrazione traumatica in Inghilterra subita da un’adolescente egiziana di quattordici anni; in Returning Aisha è una donna adulta, è diventata una docente universitaria e ritorna in Egitto per insegnare e per rivedere la sua famiglia.

Nel leggere questi e gli altri racconti della raccolta (The Suitor, The Wedding of Zeina, Her man, The Apprentice e Nativity), si assiste, accompagnati dalla voce dell’autrice, agli eventi più importanti della vita di una donna e a come questi plasmino e formino la coscienza e l’essenza stessa di una persona. Come scrive Stuart Hall nel suo saggio Identità culturale e diaspora (Roma, 2006), l’identità è una produzione, un processo continuamente in atto, mai esauribile e costruito sempre all’interno delle rappresentazioni (p.243). Nelle sue rappresentazioni, nei suoi racconti, Ahdaf Soueif racconta la propria identità concepita nel duplice senso in cui la intende Hall; da una parte l’identità è una sistema culturale che rispecchia le esperienze storiche comuni e i codici condivisi dai membri di uno stesso popolo, in questo caso quello egiziano; dall’altra essa si basa non solo sul passato e sul vissuto storico di una comunità considerata nel suo insieme, ma anche sul presente e sulla costruzione del futuro dell’individuo.

Scegliere di posizionarsi in un ambiente e in un contesto differenti da quelli del Cairo e dell’Egitto, segna una delle tante nuove traiettorie che vanno a formarsi nella vita e nell’identità di Soueif, che racconta questa esperienza liminare, di chi sta sulla soglia tra due condizioni, attraverso i personaggi femminili dei suoi racconti.

Si può ascoltare l’episodio di Mis(S)conosciute dedicato ad Ahdaf Soueif su Spreaker, Spotify e Gopodme!

La versione originale di questo articolo è apparso per la prima volta sulla rivista letteraria Lab/Or

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